Quattro consigli di vita per gli indecisi

Questo articolo è preso del sito: http://www.linkiesta.it

Pensarci è bene, ripensarci è pericoloso. Tentennare blocca le decisioni e, in questo mondo frenetico, prendere decisioni in tempo è una qualità che bisogna saper padroneggiare. Pensare di fare una cosa, magari cominciare a farla e poi chiedersi se sia il caso è abitudine diffusa ma sbagliata. Soprattutto perché può influire sulla vita lavorativa e peggiorarla. Come fare a smetterla (perché sì, è bene smetterla)? Semplice: basta tenere a mente queste quattro verità fondamentali.

  1. Non puoi sapere tutto
    Guarda in faccia alla realtà: non avrai mai tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione sicura. È un dato di fatto, per cui, dopo aver raccolto tutto quello che puoi raccogliere, vai d’istinto. Lo fanno tutti, anche i tuoi competitor (se ne hai).
  2. Poche decisioni, comunque, sono irrevocabili
    Sei sicuro che le conseguenze delle tue scelte ti condizioneranno per sempre? In teoria niente può tornare in dietro, ma basta un po’ di buon senso per capire che in realtà molte cose possono essere annullate. Perfino un tatuaggio, adesso può essere cancellato. Addirittura, si può anche pensare che non esistano decisioni sbagliate (e questo è un buon modo di pensare) perché ognuna di queste ti dà l’opportunità di imparare e attrezzarti per il futuro. Per cui, quando scegli qualcosa, datti un limite di tempo prima di giudicare gli esiti della tua decisione. Se positivi o negativi.
  3. Pochissime decisioni, poi, sono catastrofiche
    Sono poche: gettarsi da un ponte o andare addosso a un treno in corsa sono cose difficili da riparare, in effetti. In generale, ci sono decisioni da cui possono derivare situazioni terribili, anche senza evocare salti nel vuoto o incidenti ferroviari. In ogni caso, basta considerare questa verità. Come racconta un uomo sopravvissuto a un salto nel vuoto dal Golden Gate (proprio nel tentativo di suicidarsi) mentre volava diretto nel mare aveva avuto un’illuminazione fondamentale: non c’era nessun problema, nella sua vita, che non potesse essere messo a posto, in qualche modo. Tranne quello in cui si era appena cacciato.
  4. Non decidersi è peggio che prendere decisioni sbagliate
    Una lezione importante ma difficile. Ma basta osservare gli altri: dipendenti e colleghi sono meglio disposti a perdonare errori e sbagli, ma non la paralisi o continui ripensamenti. Perché? Uno che deve prendere decisioni, appunto, le deve prendere. Ed è difficile fidarsi di qualcuno che non sembra sapere bene dove si debba andare.

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