Bernardo Rossi: La lunga fumata del secolo breve

La materia della “pubblicità” delle sigarette non ha ricevuto la medesima attenzione che ha riscosso il tema fumo-salute. Invece questo argomento è altrettanto importante per capirne il successo globale e svelare il motivo per cui questo fenomeno sia riuscito non solo a resistere ad ogni divieto dei governi e ad ogni parere medico, ma anche a creare il culto del fumo e della sigaretta. Era inevitabile che l’attenzione si rivolgesse agli Stati Uniti d’America: il paese dove il tabacco ha “mosso i primi passi” e che ne ha innovato la produzione, il consumo e affrontato per primo i risvolti sanitari. Il percorso inizia con accenni sugli usi del tabacco presso le popolazioni americane nei riti religiosi e prosegue con l’importazione e diffusione in Europa e nel resto del mondo. Le innovazioni produttive con la loro ricaduta in termini economici, culturali e sociali fino alla nascita di una vera e propria industria delle sigarette. Ma sarà nel XX secolo che la sigaretta si affermerà, anche grazie alle due Guerre Mondiali, fino a soppiantare i tradizionali metodi di consumo del tabacco (fiuto e masticazione). A partire dagli anni ’50 del secolo scorso iniziarono ad essere proferite le prime accuse sulla dannosità delle sigarette e negli anni ’60 cominciarono ad essere promulgate le prime leggi volte limitare l’azione delle compagnie del tabacco: in Italia nel 1962 viene vietata la pubblicità di prodotti a base di tabacco; nel 1971, negli U.S.A., entra in vigore il “Public health and smoking act” che proibisce la pubblicità di sigarette su radio e TV; nel 1998 il “Master Settlement Agreement” volto limitare l’azione delle compagnie per tutelare i giovani.

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