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Per dire se una tecnologia è migliore di un’altra ci si può basare solo sulle cose che consente di fare? O potrebbe essere un’ottima tecnologia l’insieme dei punti di forza di un prodotto, anche se, a livello strettamente tecnico, l’hardware è obsoleto? E’ questo il caso degli orologi CASIO digitali, tanto in voga negli anni’80 e che, nell’ultimo periodo hanno visto (e continuano a vivere) un “ritorno di fiamma” in termini di vendite e di passione degli acquirenti. Complice la crisi economica, complice la nostalgia di quegli anni spensierati, fatto sta che quei famosi orologi senza pretese sono di nuovo vendutissimi. Analizziamo i loro punti di forza:
- il vintage è sempre di moda (la moda costa, il vintage un pò meno;
- se lo perdi o si rompe costa meno di una pizza (nei momenti di crisi economica è perfetto avere un orologio valido a un prezzo contenuto, lo indossi con spensieratezza sapendo che se lo rompi puoi certamente permettertene un altro);
- la batteria dura oltre 7 anni (avere un dispositivo elettronico che non dà grattacapi e manutenzione per 7 anni è geniale);
- ricordano gli anni’80 e la loro spensieratezza, quindi fanno stare meglio (effetto psicologico non trascurabile);
- sono resistenti all’acqua (quindi non richiedono quelle accortezze che si hanno verso altri orologi);
- sono confortevoli, pesano meno di 50 grammi, è come non averli al polso (w il confort);
- destano immediatamente curiosità e simpatia (effetto psicologico, come sopra).
Ne è un esempio il sito web: http://orologicasiovintage.xoom.it/ che ripropone i modelli più venduti della CASIO. Ho personalmente fatto un acquisto (che viene da Amazon) e sono pienamente soddisfatto di quanto arrivato. Spesso ci sono in giro imitazioni di questi famosi orologi, quindi la bufala è dietro l’angolo. Buon vintage a tutti…
Questo articolo è prettamente "di servizio" ma, voglio condividerlo perchè può essere utile a tutti. Riporto i codici per leggere la carta di circolazione:
(A) numero di immatricolazione (B) data della prima immatricolazione del veicolo (C) dati nominativi (D) veicolo: (D.1) marca (D.2) tipo - variante (se disponibile) - versione (se disponibile) (D.3) denominazione/i commerciale/i (E) numero di identificazione del veicolo (F) massa: (F.1) massa massima a carico tecnicamente ammissibile, ad eccezione dei motocicli (KG) (F.2) massa massima a carico ammissibile del veicolo in servizio nello Stato membro di immatricolazione (KG) (F.3) massa massima a carico ammissibile dell'insieme in servizio nello Stato membro di immatricolazione (KG) (G) massa del veicolo in servizio carrozzato e munito del dispositivo di attacco per i veicoli trattori di categoria diversa dalla M1 (H) durata di validità, se non è illimitata (I) data di immatricolazione alla quale si riferisce la carta di circolazione (J) categoria del veicolo (J.1) destinazione ed uso (j.2) carrozzeria (K) numero di omologazione del tipo (se disponibile) (L) numero di assi (M) interasse(mm) (N) per i veicoli con massa totale superiore a 3500 kg, ripartizione tra gli assi della massa massima a carico tecnicamente ammissibile: (N.1) asse 1 (kg) (N.2) asse 2 (kg), se del caso (N.3) asse 3 (kg), se del caso (N.4) asse 4 (kg), se del caso (N.5) asse 5 (kg), se del caso (O) massa massima a rimorchio tecnicamente ammissibile: (O.1) rimorchio frenato (kg) (O.2) rimorchio non frenato (kg) (P) motore: (P.1) cilindrata (cm3) (P.2) potenza netta massima (kw) (se disponibile) (P.3) tipo di combustibile o di alimentazione (P.4) regime nominale (giri/[minus ] 1) (P.5) numero di identificazione del motore (R) colore del veicolo (T) velocità massima (km/h)
Un tempo c’erano rischi di incendi, furti e allagamenti a mettere a rischio i grandi archivi cartacei, ad esempio quelli delle biblioteche o delle pubbliche amministrazioni. Un patrimonio di dati che, fino ad un decennio fa, erano conservati utilizzando la carta.
Oggi, nel pieno dell’era digitale, le moderne tecnologie informatiche stanno rivoluzionando anche i sistemi di archiviazione dei dati. Molti dati ormai viaggiano su supporti digitali, raggiungendo un duplice vantaggio:
- rispetto dell’ambiente con riduzione del numero di pagine
- riduzione degli ingombri.
E’ quindi in atto un progressivo passaggio dall’archivio cartaceo a quello digitale. I grandi enti si sono confrontati certamente con le problematiche connesse alla conservazione di dati che oggi di fatto tendono alla smaterializzazione.
Se lo sono chiesti sicuramente i responsabili della grande Biblioteca Vaticana che si è recentemente impegnata a spendere 50 milioni di euro in 10 anni per digitalizzare circa 80 mila manoscritti e garantire la conservazione permanente dei dati.
Se da un lato l’informatica consente di preservare i dati da danni irreversibili, come quelli che possono derivare da un incendio, grazie a sistemi di back up che copiano i dati in macchine geograficamente distanti tra loro, dall’altro aprono nuove problematiche.
Esiste ad esempio un nuovo pericolo per gli archivi digitali, quello dell’obsolescenza informatica. Pensiamo a quando, ad esempio, si utilizzavano i floppy disk per conservare i dati. Ad un certo punto questi supporti sono stati soppiantati da cd prima e dvd a seguire. Sistemi di archiviazione dei dati che sono stati preferiti per la mole decisamente più elevata che erano in grado di ospitare.
La conseguenza è che, ad esempio, dati presenti su un floppy dimenticato in un cassetto non sono più stati recuperati semplicemente perché i nostri computer oggi non sono più dotati di lettori per floppy disk.
Si comprende quanto la conservazione permanente dei dati, sia prioritaria. E lo diventa ancor di più quando la smaterializzazione coinvolge documenti che devono poter essere consultati a lungo, ad esempio per 100 anni.
E’ il caso ad esempio degli atti notarili: “finora abbiamo conservato una copia cartacea degli atti digitali. Il passaggio ad un futuro paperless sia ancora lontano, ma ci stiamo preparando all’atto pubblico digitale, mettendo a punto un sistema di conservazione permanente per mantenere accessibili i nostri documenti per almeno 100 anni” dichiarano gli addetti ai lavori.
In particolare i notai, in partnership con l’ateneo Federico II di Napoli, stanno optando per un sistema di preservazione basato su open source. La stessa soluzione adottata anche dal Vaticano che vi è approdato dopo un esperimento mal riuscito compiuto una decina d’anni fa insieme all’IBM.
“L’utilizzo di formati proprietari – secondo Luciano Ammenti responsabile coordinamento dei Serviai Informatici della Biblioteca Vaticana – non garantisce contro il futuro: alcuni prodotti tecnologici commerciali hanno un ciclo di vita di appena 5 anni. E l’impiego di formati chiusi potrebbe raggiungere costi inimmaginabili”.
Del resto i processi di digitalizzazione sono costosi e il pagamento di licenze diventerebbe andrebbe a gravare ulteriormente sul committente.
La digitalizzazione è un processo forse irreversibile che può diventare un’opportunità anche per le imprese che la realizzano e che sapranno offrire sistemi in grado di andare incontro alle esigenze dei clienti e offrire solide garanzie di conservazione nel tempo.
Per ulteriori informazioni: ammenti@vatlib.it
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